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CHIESA DI SAN GIORGIO

La chiesa di San Giorgio in Sini, posta su una collina a 100 metri circa dall'abitato, domina un meraviglioso panorama che abbraccia le alture del Trexenta, il Monte Arci e i monti dell'Arburese. L'edificio sorge su un'area precristiana. Ne sono testimonianza fino agli anni sessanta i resti di un nuraghe attiguo all'attuale costruzione, posto a guardia di una delle tante vie di accesso all'altopiano fortificato della Giara. E' incerto il periodo di costruzione, ma tutto fa supporre che la sua presenza sia plurisecolare. Una campana conservata gelosamente, anche se fuori uso, perchč presenta una irrimediabile fenditura, č degli inzi del XVI secolo, una seconda č del XVIII secolo. Queste, se appartenenti alla dotazione della chiesa, sono i sicuri documenti certificanti l'antichitā della costruzione. Una statuetta in marmo di S. Giorgio, conservata fino a metā degli anni venti e poi improvvisamente ceduta, avrebbe potuto, se opportunamente datata, dare maggiore luce al problema. Rimane di detta statua, un contenitore di pietra che porta in rilievo una croce simile a quella di tanti stemmi nobiliari in uso nel Medioevo. Dalle misure del contenitore si evince che la statuetta doveva essere minuscola. La carenza di documentazione precisa e quindi di seria datazione non ci permette di conoscere se il culto di S. Giorgio sia stato introdotto dai monaci greci come dappertutto in Sardegna, o se sia stato mediato dai Catalani, che riconoscevano in Lui il loro protettore. In ogni caso la sagra di San Giorgio pare continui riti propiziatori preistorici: in questo si esprimono studiosi locali. La festa che si celebra il 22-23-24 aprile di ogni anno č richiamo di turisti, di fedeli e occasione di ritorno per tanti emigrati. Come si sia arrivati alla costruzione della chiesa ce lo spiega una pia leggenda, elaborata oralmente dai nostri antenati. Don Alfredo Cauli la annotō nei primi anni quaranta mel libro storico della Parrocchia e quindi Monsignor Tommasi la pubblico fedelmente in Nuovo Cammino. Alcuni contadini intenti al lavoro in un campo situato tra Usellus, Albagiara e Escovedu trovarono una statuetta poi attribuita a San Giorgio. Ne nacque una discussione su chi dovesse tenerla e quale Comunitā avesse il diritto di dedicare al fondo una chiesa. La questione era ancora pių complicata dal fatto che il proprietario del fondo, tale Assorgia di Baressa, ne reclamava la proprietā. Si ricorse ad un espediente giā altre volte ritenuto valido. Per ordine del Vescovo, il simulacro fu posto in un carro e a questo furono aggiogati due tori indomiti, che si mossero, vagarono, ma si fermarono solo a Sini, previa una piccola pausa in un sito detto ancora oggi "su bausu de su Santu" . A Sini, quindi, fu edificata la chiesa che Monsignor Tomasi attribuirebbe agli anni 1638-1652, essendo Canonico Antonio Usay. Monsignor Tomasi non commenta questa affermazione e pertanto rimangono i dubbi giā espressi. L'attuale chiesa, che ripete moduli usuali in Sardegna, navata centrale e quattroi cappelle laterali (il portico č di epoca posteriore) č in buono stato grazie al solo impegno organizzativo e economico della Comunitā di Sini. All'inizio degli anni cinquanta, era cadente, ma un comitato, erede di una tradizione documentata nei secoli, ha provveduto a un radicale restauro, fregiandosi esclusivamente di offerte della vendita del "Pane Sapato" ("Pani de Saba"), dato in dono dalle famiglie. Non tutto č stato eseguito con eccessivo gusto, ma l'intervento č valso a salvare le strutture pericolanti. fino agli anni sessanta una spettacolare processione a cui partecipavano centinaia di buoi e cavalli documentava l'antica devozione di tanti sardi al Santo, protettore di messi e bestiame. Per queste, infatti, era invocato, per questi si chiedeva la sua protezione. La processione aveva luogo il ventidue pomeriggio. Partiva dalla Parrocchia dedicata a Santa Chiara e terminava nel piazzale sottostante la chiesetta del Santo. Il tragitto fissato da una tradizione secolare interessava gran parte del paese.. Aprivano la processione i buoi aggiogati condotti dal proprietario o da persona di fiducia. Ogni bue era adornato di una "gutturāda" e di un "frontāli", tessuto al telaio domestico, e arance venivano infissesulle punte delle corna e fiori assicurati alla fronte. Il conduttore governava le bestie con funi ingentilite da fini ornamenti. Le bestie venivano presentate alla processione in ordine e pulizia perfetti. Gli zoccoli e le corna dovevano splendere d'unguenti e la pelle era accuratamente spazzolata. E cosė in un tripudio di campanelle, di richiami, di colori avanzavano verso il colle. Seguivano i cavalli, ugualmente splendidi, adorni, frementi: anche 180 ne ricordavano i vecchi. Si sottolinea che nesuna organizzazione provvedeva a tanto (e sarebbe stato difficile): nč Pro loco, nč altri Enti, e che nessun invito veniva diramato. La molla che spingeva la gente era la fede, la voglia di trovarsi o di ritrovarsi all'appuntamento, per discorrere con amici o parenti, il desiderio di unirsi, nel nome di un Santo, per chiedere vita, prosperitā, benessere per sč e per la famiglia. Tutto si concludeva con la benedizione che il Sacerdote impartiva, dall'alto di una balaustra, alla popolazione e al bestiame ammassato in bell'ordine nel piazzale. La manifestazione ha perso ha perso in parte il suo splendore e i trattori hanno surrogato "su connōttu", ma se rivitalizzata potrebbe benissimo essere inserita in un calendario anche a scopo turistico. Il paese, poi, puō essere considerato punto di partenza per numerose escursioni. Si trova in posizione felicissima, in quanto č assai vicino a localitā di gran richiamo, come il complesso nuragico di Barumini, il complesso nuragico e il Museo di Villanovaforru, la Giara con i suoi cavallini, i boschi del Monte Arci. Basandosi su queste premesse, l'Associazione "Pro Loco" nel 1994 ha organizzato la prima sagra del "Pan Sapato", da tenersi il 25 aprile in ideale continuitā con i festeggiamenti di San Giorgio. Anche quest'anno si ripeterā la tradizione, con mostre, sfilate in costume (sono previsti almeno otto gruppi folkloristici), degustazione e vendita di prodotti locali. Pertanto, il 22 aprile pomeriggio (offerta di "Pan Sapato" al Santo e processione solenne) e il 25 aprile (Sagra del "Pan Sapato") č possibile partecipare ad una manifestazione unica nel suo genere, che richiama migliaia di devoti al Santo e tanti curiosi, come in altre feste. Poichč la Sagra del "Pan Sapato" ("Su Pāni sāba") č unica nel suo genere, a beneficio dei nostri lettori, presentiamo la ricetta, conservata nella tradizione locale di Sini e ottenuta dalla viva voce delle massaie, ovviamente le quantitā degli ingredienti e i vari accorgimenti fanno parte dei segreti del mestiere:

INGREDIENTI
Farina 00
Mandorle tostate e tagliate a fettine
Uva passa
Spezie
"Sāba"
Mandorle intere come ornamento superiore
Ulteriore abbellimento: palline di zucchero colorato, dette anche "diavoletti" o "trāggea"
FORMA E COLORE
Su "Pāni Sāba" ha la forma di un ciambellone con il buco al centro, di colore marrone scuro
COTTURA
La cottura č blanda ed avviene nel forno a legna

Pubblicato su "NUOVO CAMMINO" 15.04.1997

Giampiello Cau